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1° DICEMBRE 1970

IL PARLAMENTO ITALIANO APPROVA LA LEGGE CHE REGOLA L’ISTITUTO DEL DIVORZIO




Il divorzio, o scioglimento del matrimonio, è un istituto giuridico che decreta la fine di un matrimonio legalmente valido e permette un nuovo matrimonio (nei paesi dove la monogamia è legge).


Ad oggi solo due paesi al mondo non possiedono nei loro ordinamenti una procedura civile per il divorzio e sono le Filippine e lo Stato del Vaticano.


In Italia viene introdotto a livello legale il 1° dicembre 1970 con la Legge 1° Dicembre 1970, n. 898 - Disciplina dei casi di scioglimento di matrimonio, che entrò in vigore il 18 dicembre 1970; prima dell’emanazione di tale legge, in Italia il vincolo matrimoniale era considerato legalmente indissolubile.


Prima dell’Unità d’Italia, il primo stato a consentire il divorzio nella propria legislazione fu il Regno d’Italia napoleonico, seguito dal Regno di Napoli. Ma tali disposizioni di legge crearono molte polemiche nel clero più conservatore che vedeva sottratto alla Chiesa il privilegio della gestione delle politiche familiari. Questo fece sì che non furono molti i casi di divorzio in questo periodo, anche perché i giudici, minacciati di scomunica, non rendevano facile il percorso per arrivare al divorzio.

Dopo l’Unità d’Italia, la prima proposta di legge per l’istituzione del divorzio venne presentata nel 1878 da Salvatore Morelli, ma non ebbe successo come le successive proposte e nel 1902 il disegno di legge presentato da Giuseppe Zanardelli cadde con 400 voti sfavolevoli e solo 13 a favore.

Con i Patti Lateranensi del 1929, Mussolini si pronunciò contrario al divorzio e, soprattutto grazie all’influenza delle gerarchie della Chiesa cattolica sul potere politico, l’Italia rimase a lungo senza una legislazione che prevedesse tale istituto giuridico. Questo comportò difficoltà nella società di quel tempo la cui struttura era in mutamento, così come lo erano i costumi, soprattutto per quanto riguardava il riconoscimento dei figli nati fuori dal matrimonio in quelle coppie che di fatto si separavano ma i cui coniugi non potevano contrarre matrimonio con i nuovi compagni.

Nel 1954 Luigi Renato Sansone e nel 1958 Sansone insieme a Giuliana Nenni presentò di nuovo un disegno di legge per l’istituzione del divorzio che non fu nemmeno discusso.

Nel 1965 con la presentazione di un progetto di legge per il divorzio da parte del deputato Loris Fortuna, cominciò la mobilitazione del Partito Radicale per sensibilizzare l’opinione pubblica sul tema e dopo il 1969 organizzò grandi manifestazioni insieme alla Lega Italiana per l’istituzione del divorzio. Così il 1° dicembre 1970, combinando il progetto di legge di Loris Fortuna con un altro presentato da Antonio Baslini, il divorzio divenne legge in Italia (Legge 1° Dicembre 1970, n. 898 – “Disciplina dei casi di scioglimento del matrimonio”), nonostante l’opposizione della Democrazia Cristiana, del Movimento Sociale Italiano, del Partito Democratico Italiano di Unità Monarchica e della Sudtiroler Volkspartei.


Nello stesso anno, il 1970, il Parlamento approvò le norme che istituivano il referendum, così a gennaio del 1971 il Comitato Nazionale per il referendum sul divorzio presentò alla Corte di Cassazione la richiesta di un referendum abrogativo della legge n. 898 che si svolse il 12 maggio 1974: votò l’87% degli aventi diritto, il 59.3% no e il 40,7% si, così la legge sul divorzio rimase in vigore.


Successivamente la normativa venne modificata dalle leggi n. 436/1978 e n. 74/1987 e dalla legge n. 55/2015 che ha ridotto i tempi per l’ottenimento del divorzio a un anno di separazione giudiziale e a sei mesi di separazione consensuale.


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